di Lucio Brazzanti

Meccanista estroso ed in medesimo tempo attentissimo alla esattezza del dettaglio, qui Lucio Brazzatti si cimenta con una sfida originale: riprodurre in meccano i particolari funzionali della struttura di un’aquila reale, come dedotti da un manuale di ornitologia che lo aveva affascinato sin da ragazzo.

Costruzione : circa anni 95-96
Esposto solo una volta a Novegro restaurato per la sostituzione dei cavi e parzialmente ritoccato con l’apporto di qualche leggera modifica che ne ha migliorato le prestazioni.


Avendo avuto piu Volte per le mani un trattato di ornitologia sul quale mi ero soffermato ad ammirare la riproduzione ben descritta anatomicamente dello scheletro di un rapace della specie “Aquila Chrisaétos”, ho pensato di riprodurlo e fatte le debite considerazioni sui pezzi a disposizione (quasi tutto materiale Bral), ho deciso per una scala 1:1,3

L’idea era comunque di dare al modello qualche movimento e di farlo inclinare nell’atto di catturare una preda e poi di rialzarsi per divorarla, e ripetere tali movimenti mediante un sistema meccanico programmato Pur potendo apprezzare la visione solo di profilo sono riuscito a riprodurne in modo abbastanza preciso le caratteristiche dovendo però modificare ad hoc parecchi pezzi , usare qualche minima goccia di colla epossidica (solo per le ali) e usare parecchie molle spirali a trazione di varie dimensioni e robustezza.

L’unica licenza che mi sono permesso è stato l’inserimento nelle cavità orbitali di due pulegge coniche che danno a mio avviso un aspetto di grande fierezza e quasi di vitalità al modello.

Ho pensato pure di riprodurre le ali piegate come nella realtà sul dorso e che però dimostrativamente si possono dispiegare e ruotare alla spalla in tutte le direzioni. Il cranio è ripiegabile e risollevabile a mezzo di una molla opportunamente tarata e può ruotare di 180° da ambo le parti. Il becco è apribile e chiudibile a mezzo di una piccola molla. Il modello può rimanere in equilibrio statico anche senza il vincolo dei cavi che lo trattengono all’intero sistema operativo All’interno del torace è sistemato un lungo asse quasi parallelo e più sotto della colonna vertebrale su cui può scorrere av. ind. una sferetta di piombo a seconda di come il modello si inclina o si rialza, contribuendo con gli altri sistemi installati a spostare il baricentro. La base come visibile è un parallelepipedo da 49x32x9 fori, dalla sua parte posteriore si innalza una struttura per 25 fori larga quanto la base, che serve alla sua sommità da supporto a 2 pulegge da 10 mm. allineate ad hoc; queste guidano ognuna un cavo ad altre 2 pulegge di rinvio da 12 mm che sono sistemate poco al di sotto dell’articolazione tibia-perone e femore del modello. Le estremità dei due cavi dopo il rinvio sono fermate a due serrafili allineati poco sopra alle pulegge da 10 mm. | cavi provengono dalla base risalendo la struttura dopo una serie di rinvii mediante altre 4 pulegge da 10 mm sistemate all’interno della base stessa e sono fissati all’estremità di un’asta che,

Fig.1 Veduta laterale d'insieme in posizione eretta. Notare la posizione del cranio e degli arti, come da riproduzione dell'originale sul pannello

Fig.1 Veduta laterale d’insieme in posizione eretta. Notare la posizione del cranio e degli arti, come da riproduzione dell’originale sul pannello

 

costretta in una guida, scorre longitudinalmente alla base con un movimento di andirivieni mossa da una biella collegata ad un braccio di manovella. Alla stessa asta e nello stesso punto è fissata pure l’estremità di un altro cavo che mediante una puleggia da 12.mm. all’intemo della base esce da questa e va a fissarsi con l’inserzione di una molla spirale a trazione.all’estremità inferiore dell’ischio (n°7sul disegno). Per l’azione dei cavi e cioè diretta quest’ultima e indiretta la precedente per la presenza di un rinvio finale, si ha un applicazione diversa delle forze valutabile di 1 a 2 oltre che una corsa disponibile di 1 a 2. Tenuto conto che il braccio di manovella ha 5 fori, l’asta nel suo movimento altemato percorre 6 cm per cui sono 3 i cm. con cui si sposta il punto d’applicaz. sulla tibia e 6 i cm. con cui si sposta il punto di applicaz. all’estremità dell’ischio. L’asta quando si muove verso il p.m.sup. e cioè quando rilascia i cavi e il modello si inclina, viene frenata da 2 robuste molle che si tendono fortemente caricandosi di energia; quando l’asta si muove verso il p.m.inf. durante la fase in cui i cavi vengono messi in fase di trazione per sollevare il modello, le 2 molle rilasciano l’energia accumulata aiutando in tal modo la fase più critica del movimento che richiede uno sforzo molto notevole. L’insieme dei meccanismi sistemati nella base è azionato da un motore ricavato da un ventilatore che come da verifica compie mediamente 1425 g/m.

Fig.2 Si possono individuare i cavi di trazione e la sistemazione delle molle, tutte in forte stato di tensione

 

Fig.2b: scheletro Aquila Reale

AI suo asse è adattato un pign. da 25z che ingrana una ruota da 50z sottostante. L’asse di questa aziona innanzitutto un sistema che con una serie di riduzioni successive (per un totale di 2850 volte) mette in rotazione un disco orizzontale “meccano” da 10 cm. di diam. che deve compiere mezzo giro al min. e che guarnito da due eccentrici opportunamente dimensionati e distanziati l’uno dall’altro, comandano il movimento ciclico del modello che però verrà temporizzato da un sistema successivo. Infatti L’asse motore dopo aver fatto funzionare separatamente il sistema di riduzione appena descritto, prosegue e attraverso un giunto a denti frontali opportunamente comandato mediante un’asta dai 2 eccentrici interrompe o attiva a tempo la rotazione del braccio di manovella. Tale rotazione avviene per una successiva riduzione totale di 950 volte, e farebbe compiere al braccio qualora fosse libero e non vincolato per l’azione dei 2 eccentrici, 1,5 g/m. Infine l’asse motore esce di poco dalla base dove ben supportato monta un disco forato con manovella da 38mm.

Tale dispositivo consente quando il giunto a denti frontali è distaccato di correggere a mano l’eventuale minimo sfasamento (per qualche variazione del num. di giri del motore), che dopo molti giri completi del braccio di manov. può provocarsi e sregolare così sia pur di poco, l’esatto coordinamento fra disco programmatore e lo stesso. La struttura delle zampe fissate alla base è costituita dalle 4 dita e dai tarsi ( strisce affiancate e distanziate) che sono articolati alle dita in posizione eretta leggermente inclinati all’indietro, (come nel disegno), e trattenuti in tale posizione da 2 robuste molle che con fortissima tensione sono fissate alle dita medie anteriori e che consentono loro solo un movimento all’indietro dato che in avanti ci sono dei blocchi antagonisti. Tra le due strisce di ognuno dei tarsi sono fissate 2 molle parallele che fanno capo con forte tensione su 2 corti bracci di leva sporgenti alla base posteriore delle tibie dove queste si articolano ai tarsi stessi.

Le 2 tibie (affiancate un poco avanti dai peroni) pure costituite da strisce affiancate e via via un pò più distanziate, sono obbligate da dei blocchi sistemati alle articolazioni a non spostarsi all’indietro ma trattenuti dall’azione delle molle devono rimanere nella posizione eretta con un’angolazione spostata in avanti come evidenziato nel disegno. In seguito per un effetto combinato nella fase d’inclinazione del corpo, i tarsi si piegheranno all’indietro e le tibie-peroni si piegheranno in avanti per poi riposizionarsi per effetto della reazione delle molle quando il modello si rialzerà. La rotazione in avanti del corpo avviene sull’articolazione tibia -perone col femore per effetto combinato in primo luogo per l’allentamento del cavo unico che tramite la molla che ammortizza tale azione, agisce all’estremità dell’ischio e in secondo luogo dell’allentamento dei due cavi che con le relative pulegge di rinvio agiscono poco al disotto delle articolazioni.

Fig.3 Visibile parte del disco programmatore con uno dei due eccentrici, la leva che aziona il giunto a denti frontali (due corone dentate p.n. 29) e il sistema di riduzione per il movimento del braccio di manovella

 

Fig.4 Vista angolare laterale: notare il braccio di manovella rinforzato (angolare ridotto) e la biella rinforzata (due strisce affiancate)

 

Le articolazioni suddette sono assoggettate all’azione frenante e di successivo richiamo di 2 molle sistemate opportunamente e che mentre in posizione eretta del modello sono in stato i riposo, quando il modello si inclina sono in stato di forte tensione Per evitare che per un cedimento di qualsiasi elemento il modello si rovesci , affiancato al cavo centrale (come gli altri installati è un cavo da pesca in acciaio plasticato da 20 libbre) vi è un cavo parallelo di sicurezza assicurato in bando alla base. .L’articolazione tra i femori e l’ischio è regolata all’interno di questo da un’altra coppia di molle in forte tensione che agiscono su delle leve collegate ai femori stessi e li mantengono nella posizione indicata dal disegno coadiuvati da due dispositivi di blocco. Il primo, posto all’articolaz. tibia-perone col femore, che impedisce lo spostamento eccessivo all’indietro, e l’altro posto su una sporgenza dell’ischio che impedisce lo spostamento eccessivo in avanti.

 

Fig.5 Si nota all’esterno della base il volantino che all’estremità dell’asse motore (e nella fase in cui il giunto a denti frontali è staccato) consente la regolazione del sistema

 

Ambedue questi sistemi evadono la stretta logica anatomica ma consentono o limitano i movimenti allo scopo di far funzionare regolarmente il modello.
La distanza programmata tra le due camme è stata decisa in modo che le due azioni attive siano abbastanza ravvicinate e che poi ci sia un periodo di stasi più lungo.
Tengo a disposizione degli eventuali interessati una disamina approfondita dei rapporti tra le velocità angolari dei singoli meccanismi che compongono il modello.